Uno dei motivi per cui gli italiani non usano la bici per andare al lavoro è che ne rubano veramente tante. Rubata una, rubata la seconda e poi la terza a quel punto non è più nemmeno economicamente conveniente tanto vale comprare il petrolio da mettere nell’automobile che la rubano decisamente meno della bicicletta.
In questo Natale, particolare per certi versi ma non molto per altri, gli italiani hanno speso mediamente (mediamente perchè qualcuno alla canna del gas non ha potuto spendere proprio nemmeno il becco di un quattrino…) una cifra per regali e pranzo di Natale che è decisamente superiore a quella necessaria a comprare una bici “scrausa” a testa. Cosa intendo per bici “scrausa”. Intendo quel tipo di bici che funziona bene ma non è di lusso, giusto giusto ciò che occorre per andare a lavorare, senza fronzoli, un qualcosa che anche se te la rubano non è che sei contento ma non vai in depressione perché puoi comunque ricomprartela senza sacrifici sovrumani.
Visto che le forze dell’ordine non ce la fanno a contrastare i furti di biciclette perché è un lavoro immane e ci sono altre urgenze da affrontare, visto che non è riconosciuta un’aggravante per danno ambientale a chi ruba le biciclette (è effettivamente un danno ambientale se un gran numero di italiani continuano ad usare l’automobile perché sono stufi di farsi rubare biciclette usate per andare al lavoro) e per cui rubare una bicicletta è un po’ come rubare un pacco di spaghetti al supermercato anche se concettualmente è molto più grave, allora una strategia può essere autotutelarsi. In che modo? Qualcuno pensa che istighi alla violenza. No assolutamente, non ha senso prendersela con chi ruba biciclette, chi ruba biciclette è il simbolo di una società che non funziona e non riesce ancora a pensare agli ultimi, alla faccia dei nostri splendidi sistemi di comunicazione (o di “non comunicazione” come dir si voglia…). Il trucchetto sarebbe proprio l’opposto: dare troppo lavoro a chi ruba biciclette rendendo quel mestiere troppo difficile. Allora si tratta certamente di chiudere bene le biciclette ed assicurarle ad un qualcosa di stabile (le mitiche rastrelliere che chi ne trova una vuol dire che ha una fortuna sfacciata) e poi di comprare talmente tante, ma tante biciclette “scrause” da fare in modo che i furti di bici diventino inutili. E’ chiaro che in questo modo i furti di bici di pregio continueranno ad esistere ma per quelle la soluzione non è altrettanto facile, non ci si può permettere il lusso di usare nel quotidiano un mezzo che appena lo lasci lì si mettano a litigare su chi è il primo che l’ha visto. Al contrario bisogna disincentivare i furti di biciclette mettendo in circolazione una marea di bici poco appetibili, difficili da piazzare sul mercato e non redditizie per chi vuole piazzarle.
Se ci avessimo pensato prima di acquistare i soliti doni inutili e prima di metterci a mangiare a Natale come dei porcelli (il classico pranzo che dopo due ore non è ancora finita e fa doppiamente male perché mangi troppo e ti mangi pure a tavola il tempo per andare a fare attività fisica) avremmo potuto lanciare questa guerra al diritto di usare la bici in città senza temere furti che ci avrebbe potuto aiutare anche per i giorni a venire. Invece le tradizioni sono tradizioni e vanno rispettate e allora giù regali inutili e pranzi luculliani come se avessimo fatto la fame tutto l’anno.
Ci sono dei mutamenti anche non molto morbidi che bussano alla porta. Possiamo anticiparli con scelte razionali oppure attenderli in tutta la loro veemenza per vedere come ce li raccontano per televisione. L’importante è rendersi conto che i cambiamenti climatici non sono una bufala e che non si combattono con il pranzo di Natale o con i regali inutili.