Quando scherzo qui sopra o sono così bravo che non sembra nemmeno uno scherzo oppure sono così noioso che proprio non si capisce che è uno scherzo.
Non esiste nessuna autentica “psicopatologia da lungo-lungo” ed il fatto che i corridori di queste corse sembrino dei malati psichiatrici non è realtà ma semplicemente la caricatura di uno stato di euforia che davvero può essere pure concorrenziale con l’euforia ottenuta con droghe varie ma a differenza di queste la corsa fa solo che bene alla salute e l’assuefazione che provoca per quanto davvero documentabile è comunque una cosa assolutamente controllabile dalla quale il podista non vuole proprio liberarsi per il semplice motivo che sa che non è un vizio da abbandonare bensì una virtù da coltivare.
Irriverente il confronto con la cannabis ma se a volte per i giovani l’imperativo è “sballare” a tutti i costi volevo solo testimoniare che si può sballare anche in modo del tutto salutare con lo sport senza ricorrere a droghe varie. Quando affermavo che dopo il lungo lungo la sera, generalmente sento il bisogno di assumere modiche quantità di alcol invece non scherzavo. Dico modeste quantità, tanto più che io sono quasi astemio e mi basta poco per farmi girare la testa. Non penso che sia un bisogno psicologico quanto fisico, bisognerebbe chiedere ad un nutrizionista perchè in questa fase del recupero l’atleta potrebbe sentire bisogno di modeste quantità di alcol. Non è la fase immediata del recupero, non è che appena arrivato a casa dopo una corsa di 25 o 30 chilometri abbia bisogno subito della birretta ma dopo qualche ora, quando il recupero è già a buon punto, questo bisogno lo sento e se non è la birretta potrebbe essere il mezzo bicchiere di vino o anche la correzione di un dolce con un po’ di grappa o altro. Insomma una modesta quantità di alcol che pare che vada a completare la cena in modo insolitamente importante. Sottolineo che se proprio io ho un’ assuefazione in campo alimentare è verso il cacao con il quale devo stare attento a non esagerare in molte circostanze ma non con gli alcolici ai quali posso tranquillamente rinunciare anche per un mese intero, praticamente il tempo intercorrente tra due “lungoni” e se sto molto tempo senza bere alcuna bevanda alcolica fatalità questa cosa mi viene in mente proprio il giorno del lungo mai prima quando anche se ne sentissi il bisogno (ma non lo sento proprio mai) tenterei di reprimere lo stimolo al bicchierino perchè nella cultura dominante la bevanda alcolica proprio non ci sta prima di un impegno sportivo di una certa rilevanza.
A parte questo inciso, che poi non penso che nessun atleta si sia mai dato all’alcol per colpa dei “lungoni”, sono convintissimo che la psicopatologia del lungo-lungo sia una bufala con basi concrete ma assolutamente risibili che serva una volta in più per affermare come il vero pericolo con riferimento all’attività motoria sia il non farla. Per farsi del male con l’attività motoria occorre una gran fantasia e bisogna essere piuttosto deficienti nel senso che l’attività motoria lancia dei segnali piuttosto inequivocabili prima di cominciare a fare danni. Purtroppo farsi del male con la sedentarietà non è altrettanto difficile e non è assolutamente necessario essere deficienti nel senso che la sedentarietà è proprio subdola e può colpire in modo silenzioso manifestandosi quando ormai ha già fatto un bel po’ di danni.
Qualsiasi psicopatologia da fondo lungo-lungo è comunque trascurabile confronto ai danni che può dare una sedentarietà di lungo corso.
E’ curiosamente vero invece che nonostante sia documentata la non grande utilità di questo tipo di allenamento sui corridori di medie distanze ci sia una certa diffusione di questo tipo di allenamento anche fra i mezzofondisti. Per il maratoneta può avere abbastanza senso indugiare un po’ sui lunghi molto lunghi perché insistendo su quelli migliora delle capacità aerobiche di base che sono facilmente stimolate dai lunghi molto lunghi, ma per il mezzofondista indugiare molto su questo tipo di sedute è già tanto che non porti danno perché il tipo di corsa affinata con i grandi chilometraggi non ha nulla a che vedere con la corsa che viene prodotta nel breve volgere di una gara che dura due o quattro minuti.
Ciò è curioso perché vuol dire sviluppare una passione per un mezzo di allenamento che è poco correlato con la specialità che si pratica. E’ come se il maratoneta fosse attratto, a periodi, dalla voglia di correre 20 volte i 200 metri ad alta intensità per provare sensazioni che normalmente nella corsa lunga non prova. Ciò non succede ed è normale che sia così, non si vede perchè dovrebbe essere normale per il mezzofondista sentire il bisogno di fare un allenamento che c’entra gran poco con la sua specialità.
Dunque il mistero resta, quella del lungo-lungo forse non è una psicopatologia ma è comunque una cosa piuttosto strana, cosa strana che fa comunque bene alla salute e ciò deve essere ben chiaro altrimenti va a finire che invece di passare per quello che consiglia di fare qualsiasi sport pur di riuscire a lottare con successo contro la sedentarietà passo per un pazzo scatenato che sconsiglia lo sport in quanto potenziale alimentatore di pericolose devianze. Lo sport pericoloso è solo quello che si guarda alla tv, che ti può tenere incollato davanti allo schermo per ore e ore, quello che si pratica anche se motivo di scherno non è mai pericoloso sempre che non sia esasperato per andare a finire “dentro” alla televisione. Da dentro o da fuori alla fine è sempre la televisione ad essere pericolosa, non lo sport.