Quando allenavo il calcio a 5 avevo un giocatore che era piuttosto scarso ma rendeva molto in squadra. Era il giocatore che facevo giocare di più, oserei dire che la squadra era costruita su di lui, eppure non aveva assolutamente grandi doti tecniche, tutt’altro. Ma aveva la capacità di organizzare il gioco, era un allenatore in campo e quando c’era lui in campo la squadra giocava ordinata senza fare follie. Non segnava, organizzava la difesa ed in una squadra che puntava molto sulla precisione della difesa era importante. Un giorno fece un gol strepitoso da centrocampo perchè lo fecero andare avanti, gli altri giocatori erano marcati a uomo e lui non sapendo a chi passare la palla e avendo lo spazio per tirare tentò il tiro della domenica (si dovrebbe dire del sabato perchè giocavamo di sabato…). Fece goal e fu un’ apoteosi, esultò più o meno come Rocky quando vince l’incontro e la squadra capì che quello era un momento leggendario per l’intera squadra, se eravamo riusciti a far segnare pure lui vuol dire che avevamo degli equilibri grandiosi.
Gli sport di squadra da questo punto di vista hanno delle dinamiche eccezionali e sono molto entusiasmanti ma oggi non sono a declamare gli sport di squadra quanto un aspetto degli sport individuali. Quel giocatore non era comunque un giocatore veramente scarso anche se aveva dei piedi terribili aveva delle sue doti che lo potevano rendere funzionale ad un certo tipo di gioco, diciamo che in campo rendeva molto di più di quanto qualsiasi allenatore avrebbe potuto immaginare, ma, ripeto, non era veramente scarso e se dicessi ciò e mi leggesse avrebbe pure motivo di offendersi. I veri scarsi sono altri e questi sono fatti per gli sport individuali.
Ma com’è possibile un vero scarso che trovi spazio in uno sport individuale dove tutto ricade unicamente su un atleta e non ha nessuna possibilità di far coprire i suoi errori da nessun compagno di squadra? E’ possibile, perchè il vero scarso negli sport individuali ha la capacità di trasformarsi, ha la capacità di diventare un atleta forte. Negli sport di squadra trovi le strategie per essere utile alla squadra anche se sei scarso ma non ti trasformi, resti un atleta mediocre che però serve alla squadra, negli sport individuali ciò non è possibile, sei costretto a trasformare te stesso, se vuoi vincere devi diventare forte, non ci sono altre possibilità.
Lo scarso che pratica uno sport di squadra deve comunque avere un grande carattere: deve averlo se non ha in progetto di diventare un atleta forte, se non si vince mai bisogna avere un grande carattere per restare nello sport ed io direi che i veri eroi dello sport, quelli che lo tengono in piedi, sono proprio questi: quelli che sanno che non vinceranno mai ma resistono, questi sono i veri interpreti dello spirito olimpico di De Coubertin: “L’importante è partecipare”.
Se invece, al limite della follia, a dispetto di una natura che “pare” (e sottolineo quel “pare” perchè è decisivo per capire tutto…) l’atleta ha pure un suo progetto nascosto di diventare forte allora il suo carattere deve essere ancora più forte perchè dovrà scontrarsi costantemente con mille e mille situazioni che stanno a testimoniare che lui, al momento, è ancora molto scarso e per diventare forte, per trasformarsi, deve percorrere una strada che è decisamente molto lunga.
L’atleta veramente scarso ha bisogno di uno sport individuale per poter emergere perchè in uno sport di squadra, salvo situazioni al limite del miracoloso, non gli vengono concesse molte possibilità per trasformarsi, se è molto scarso giocherà comunque in squadre di basso livello e non potrà avere la possibilità di puntare al vertice. In una bella canzone Ligabue parla del calciatore Oriali che non è ‘sto fenomeno ma s’impegna lavora come un dannato e, al limite… vince i Mondiali. Ma li vince perchè Oriali, pur senza essere un fenomeno come Maradona o Pelè è comunque un campione, un campione poco appariscente ma certamente non un giocatore come il mio che ha fatto cose incredibili in un certo contesto ma non avrebbe mai potuto arrivare ai vertici dello sport.
Lo scarso che vuole ambire al vertice, e pare follia questa, può farlo solo in uno sport individuale. In uno sport individuale infatti può trovare tutta l’infinità di tempo che occorre per trasformare davvero un atleta, tale tempo non ti è concesso in una squadra. Poi c’è un’altra cosa da aggiungere: continuare a perdere è un lusso che può permettersi solo un atleta di uno sport individuale. Un atleta disastroso in uno sport di squadra viene declassato e non ha più occasioni per crescere. L’atleta scarso si esalta nella sconfitta e si carica ulteriormente di motivazioni per voler vincere. L’atleta scarso può accumulare sconfitte, nessuno glielo vieta, non fa un danno a nessuno e queste gli servono per costruire un carattere che può portarlo a vincere. E’ chiaro che il suo fisico dovrà rispondere prima o poi, non potrà continuare a tradirlo ma i tempi non sono dettati da nessun altro se non dalla pazienza del protagonista: è lui l’unico responsabile dei suoi insuccessi. Se la storia dello Sport pullula di atleti favoriti dalla Natura che non hanno fatto altro che assecondare quanto la loro predisposizione genetica suggeriva e sono diventati dei campioni con una naturalezza invidiabile, pullula anche di campioni mancati che avevano una dotazione genetica di prim’ordine ma non sono stati capaci di mettere a frutto questi talenti e si sono persi nel mare della mediocrità magari dopo aver vinto qualche competizione a livello giovanile e pure in modo piuttosto clamoroso. A fare da contraltare a questi ma, purtroppo in numero molto più esiguo, esiste pure una elite di pazzi scatenati che a fronte di una dotazione genetica non eccezionale sono riusciti a sovvertire il pronostico e grazie ad allenamenti incredibili e stili di vita da clausura hanno raggiunto il vertice dello sport mondiale confermando come solo il talento non sia sufficiente a garantire i risultati nello sport di vertice.
Dunque per la costruzione del campione partendo dal nulla lo sport individuale ha una marcia in più. Mentre negli sport di squadra l’atleta scarso si mimetizza e riesce subito ad offrire un rendimento accettabile per la sua squadra negli sport individuali questo basso rendimento è assolutamente trasparente, inequivocabile ed inaccettabile. Inaccettabile per tutti tranne che per il protagonista della situazione che, se ha veramente un caratterone, trae forza da questi insuccessi per costruire la motivazione per vincere in tempi successivi. Tale atleta quando poi vince può sembrare un eroe, io resto del parere che il vero eroe è quello che perde sempre. Quello che inizia perdendo e poi alla fine vince è un talento particolare che in dote ha avuto una capacità che non molti hanno: la lungimiranza. Nessuno sapeva che lui un giorno avrebbe vinto, lo sapeva solo lui. Più che un eroe, una persona molto fiduciosa e forse anche un po’ ingenua perchè come recita un detto (che non mi ricordo assolutamente da dove viene fuori): “Gli ingenui non sapevano che l’impresa era impossibile e così la compirono”.