L’ATTIVITA’ FISICA IN VACANZA

Il primo consiglio che mi sento di dare in tema di attività fisica in vacanza è quello di essere fortemente diffidenti sui consigli dati in tutti gli articoli intitolati “L’attività fisica in vacanza”, da qualunque rivista o giornale siano scritti. Chiunque parte con un titolo così parte già con un titolo sbagliato. Partire con questo titolo è già come partire con un articolo del tipo “come lavarsi i denti in vacanza”. I denti in vacanza te li lavi nello stesso identico modo di come te li lavi a casa, se hai imparato a lavarteli bene a casa te li lavi bene anche in vacanza, non c’è nessun motivo per cui tu in vacanza deva lavarteli male. “Ma sono andato in un posto dove non c’era l’acqua potabile…” E con tutti i posti che c’erano dovevi proprio finire in un posto dove non c’è nemmeno l’acqua potabile…”. In ogni caso se vuoi lavarti i denti te li lavi lo stesso anche se manca l’acqua potabile.

Le cose che hai imparato sull’attività fisica a casa sono le stesse che dovresti riuscire a mettere in pratica anche in vacanza.

“Ma sono andato in un posto che c’era troppo caldo…” E con tutti i bei posti senza il “troppo caldo” che ci sono dovevi finire proprio in un posto dove c’è troppo caldo…

Se esiste una cultura dell’attività fisica questa esiste a casa come in vacanza e, per esempio, nella stagione calda si tenta di non andare in un posto dove c’è ancora più caldo anche perché uno degli inconvenienti che si concretizzano è che oltre a mettere sotto stress l’organismo che non sopporta un clima troppo caldo, ci si crea un problema anche per l’organizzazione dell’attività fisica che viene ostacolata molto di più dal “troppo caldo” che non dal “troppo freddo”.

“Ho le ferie solo in quel periodo, volevo andare al mare, al mare c’è caldo, si fa una certa vita notturna e la mattina non mi va di alzarmi presto per fare attività fisica…”. A chi la racconti? Se ci tieni all’attività fisica vai in un posto dove c’è l’aria condizionata, al pomeriggio ti fai un riposino per recuperare le ore di sonno perse, e la mattina presto ti alzi per fare attività fisica. Non occorre aver fatto le scuole “alte” per fare questo ragionamento. Io ho frequentato una scuola per geometri dove alcune aule erano al terzo piano (fantastici gli aeroplanini di carta che riuscivano ad attraversare tutto il corso  che collega la piazza principale della mia città alla stazione) e dunque ho frequentato una scuola “alta” (non altrettanto si può dire dell’ISEF che era  disposto quasi tutto al piano terra e forse è per quello che ci considerano un po’ pochino…) ma già prima di frequentare quelle aule avevo compreso che se volevo svolgere un certo tipo di attività fisica dovevo organizzarmi in un certo modo, in breve, i due allenamenti al giorno ho cominciato a farli proprio al mare, laddove altri miei coetanei non trovavano il tempo di farne nemmeno uno perché c’era troppo caldo.

A volte questo insidiosissimo articolo sull’attività fisica in vacanza parte con una presunzione diabolica: “Siccome sono in vacanza mi scateno con un’attività fisica sfrenata e poi tutto il resto dell’anno non faccio più nulla”. Si può approfittare del maggior tempo libero in vacanza anche per incrementare l’attività fisica ma non partendo dal presupposto che quell’incremento di attività fisica dovrà bastare per tutto l’anno. Quando iniziai i due allenamenti al giorno in vacanza fu un presupposto per capire che tipo di recupero occorreva per una pianificazione simile dell’allenamento ma non mi sognai di dire subito che ero approdato al regime di allenamento di due allenamenti al giorno, regime che anche in seguito praticamente non ho mai raggiunto in modo permanente e che anzi, evitando il supporto farmacologico, ha stroncato la mia carriera di atleta un po’ troppo presto.

Da un certo punto di vista la vacanza può proprio insegnarti a capire cosa “non” puoi sostenere normalmente tutto l’anno. Se io avessi capito che il regime di allenamento che adottavo in vacanza non era un regime di allenamento sostenibile per un atleta che non fa il professionista, probabilmente sarei riuscito ad evitare quel sovraccarico che mi ha stroncato la carriera sportiva qualche anno più tardi.

I casi della vita sono molteplici e tante volte divertenti. Mi divertivo io a tornare dalle vacanze che correvo più forte di prima perché ero riuscito a sostenere i due allenamenti al giorno senza problemi. Se avessi capito che quel tipo di attività era un tipo di attività eccezionale ed aveva bisogno di condizioni eccezionali per poter essere condotta, probabilmente avrei protratto l’attività sportiva agonistica fino ai 30-35 anni come fanno la maggior parte degli sportivi di alto livello. Non ho capito quella cosa importante, l’ho reiterata anche in momenti della mia esistenza durante i quali non avevo l’organizzazione di vita necessaria per poter affrontare un regime simile, non sono diventato propriamente un atleta di alto livello (diciamo semplicemente una buona “seconda schiera” in un’ epoca dell’atletica dove ho ancora l’orgoglio di dire che le “seconde schiere” funzionavano bene…) e soprattutto ho stroncato la mia carriera agonistica a 24 anni laddove un atleta “vero” comincia a fare sul serio ed a raccogliere i primi risultati di un piano di allenamento razionale.

C’è da dire una cosa a parziale mia “discolpa”. Ingenuo come non so cosa mi guardavo fin troppo intorno (non era il fatto di guardarsi intorno l’ingenuità ma quello di non riuscire a vedere più in là della punta del naso). Vedevo che molti miei coetanei sostenevano il regime di due allenamenti al giorno. Non sapevo che la maggior parte di quelli sostenevano con integrazione farmacologica quel regime e mi illudevo di poter fare anch’io altrettanto senza alcun sostegno. Probabilmente è anche per quello che al giorno d’oggi ce l’ho a morte con chi nasconde l’informazione sul doping. Non ce l’ho con il doping, ce l’ho con l’informazione sul doping.

Tornando sui casi della vita e sulle vacanze, i presupposti per l’interruzione precoce della carriera  li costruivano in modo molto più diretto, in vacanza, anche altri  miei coetanei, che non sarebbero mai arrivati al regime di due allenamenti al giorno ma che comunque avevano già “dopato” la loro vita con altro tipo di scelte. Erano gli anni del “riflusso” e fare lo straordinario in discoteca era la moda emergente. Ero convintissimo che i due allenamenti al giorno non stroncavano gli atleti perché tornavo dalle vacanze e andavo più forte di prima. Venivano “stroncati” invece quei miei coetanei che avevano esagerato con il regime della discoteca. Ma non venivano stroncati fisicamente, quanto deviati sul piano delle motivazioni. Tornati dalla vacanza non avevano più come pulsione principale quella di migliorare il record personale sugli 800 metri o sui 1500. Sono gli stessi che adesso provano ad allenarsi tutti i giorni se non di più e ipotizzano pure il pensionamento anticipato… perché così ci si può allenare di più. I casi della vita.

Non è il solito articolo sull’attività fisica in vacanza, non vi ho detto il numero di ripetizioni di addominali da fare per sfoggiare la “bella tartaruga” in spiaggia. Ma spero di avervi fatto capire che l’attività fisica non va considerata per il breve volgere di una vacanza. Almeno un consiglio però ai giovani voglio darlo: fra una discoteca e l’altra trovate il tempo di fare una corsa sulla spiaggia altrimenti vi ritrovate fra quarant’anni che le studiate tutte ma proprio tutte per battere il collega d’ufficio. Il collega d’ufficio tentate di batterlo adesso, anche se non è ancora vostro collega d’ufficio.