Scrivendo “La verità dello sport” pare che voglia testimoniare che vi sono più verità, una dello sport, una di altre cose e chissà quante altre verità ancora. Non voglio soffermarmi sul dibattito filosofico se esista una sola Verità o se esistano più verità ma sono convinto che lo sport abbia una sua verità che è quella dello sport di base ma anche quella dello sport di alto livello. Il discorso poi è come viene raccontata questa verità e allora ci accorgiamo che nello sport di base, quando viene raccontata, è comunque abbastanza autentica e nello sport spettacolo invece, per esigenze per lo più di mercato, viene raccontata in modo difforme. Allora si potrebbe ipotizzare che esistano più realtà ma lo sport ne ha una sola perché, che prenda un dollaro o centomila, l’atleta si impegna sempre e da vita ad una competizione sincera. Il racconto dello sport invece cambia a seconda del fatto che i flussi finanziari siano orientati verso un lato o verso l’altro anche se la realtà dello sport è una sola, potremmo dire che c’è una realtà del mercato, che è anch’essa una realtà e che fa i conti con quella dello sport condizionandola. Sono discorsi tutto sommato filosofici, è chiaro che quando c’è la televisione di mezzo dobbiamo ipotizzare che ci sia una realtà filtrata da esigenze di mercato. E’ così per tutto, addirittura per i trattamenti sanitari, figuriamoci se non deve essere così anche per lo sport. E’ per questo motivo che riusciamo a vivere lo sport meglio da protagonisti che non da spettatori e quando lo viviamo da spettatori ci fidiamo di più di quello che vediamo con i nostri occhi direttamente sul campo sportivo che non di ciò che ci fa vedere il regista, con un commento che non può essere sempre disinteressato, per televisione.
La verità dello sport a volte è in contrasto con quella della televisione per chiare esigenze di mercato. Il mercato ha delle sue esigenze che non sempre sono coincidenti con quelle dello sport vero e in questo conflitto emergono cose curiose.
Accade che il telespettatore sia disposto a “tollerare” una certa artificiosità dello spettacolo televisivo se comprende le dinamiche per le quali una certa realtà sportiva è raccontata in un certo modo. A volte il telespettatore fa anche finta di arrabbiarsi per il clamore con il quale le realtà televisiva diverge da quella di campo, ma quasi mai si arrabbia davvero visto che resta telespettatore nonostante queste evidenze.
Piuttosto la faccenda si aggrava quando la verità dello sport va a far luce su altre vicende che con lo sport non c’entrano nulla e allora il telespettatore vuole togliersi i panni di telespettatore nel momento in cui lo stesso spirito di religioso rispetto del mercato va a permeare anche faccende che non c’entrano proprio nulla con lo sport quali la politica, l’informazione, addirittura l’assistenza sanitaria che sembrerebbe una cosa sacrosanta e assolutamente inviolabile. Quando ti accorgi che tutto ciò che passa dai canali di comunicazione di grande portata è decisamente mercificabile ti viene da dire che esiste una sola Verità e che ti da già fastidio che venga alterata quando si narra di gesta sportive ma ti manda veramente in bestia come cittadino quando riguarda aspetti fondamentali dell’esistenza.
Lo sport diventa la cartina al tornasole per valutare tutta la società e proprio perché non ci si può isolare in un mondo dove esiste solo lo sport, porta a mettere in discussione tutto un modello sociale che è un po’ alla deriva per colpa dell’eccessiva importanza date alle regole del mercato in ogni ambito. Insomma pare che esista una sola realtà che è quella del mercato e allora le guerre sono fatte per leggi di mercato, le notizie vengono riferite secondo ben precise leggi di mercato e addirittura si ha cura della propria salute rispettando ferree leggi di mercato.
Ma lo sport ci insegna che esiste anche una Realtà oggettiva indiscutibile che non dipende dalle leggi di mercato e allora ci viene l’istinto di cercare questa Realtà anche in ambiti dove non ci è dato di conoscerla perché il mercato comanda sovrano.
Lo sport ci insegna a essere protagonisti più che telespettatori e ci insegna che siamo protagonisti anche se siamo i più scarsi di tutti se viviamo autenticamente lo sport. Anche in altre cose vorremmo essere protagonisti più che telespettatori a costo di essere tutti un po’ più poveri e scardinare le leggi di quel mercato che per tutelare se stesso ci ha reso tutti un po’ ignoranti. Forse dobbiamo semplicemente rassegnarci a non capire mai la Realtà in certi ambiti. Ci possiamo accontentare di capire che, molto probabilmente non è quella che ci racconta la televisione ma se fosse così in modo sistematico sarebbe fin troppo semplice, basterebbe fare sempre costantemente il contrario di ciò che ci viene suggerito per televisione per essere sicuri di vivere un’ esistenza autentica. No, alcune volte la realtà non condizionata dal mercato passa anche dai grandi mezzi di comunicazione, purtroppo non siamo in grado di comprendere facilmente quali siano quelle rare volte.