Quando scrivo titoli del tipo “Uno più uno fa due… forse” sembra che mi crogioli nell’indeterminatezza della materia inerente l’attività motoria. La chiarezza è molto importante anche se non sono d’accordo con la splendida chiarezza di molti politici contemporanei che li porta a sparare balle sempre più grosse e clamorose in ossequio ad una chiarezza che si dimostra vincente. Per assurdo preferisco quelli di una volta che ci imbrogliavano con una certa classe trincerati dietro ai loro “Mah, non so, forse, vedremo”, tutto sommato quelli erano meno spudorati e ti facevano capire fra le righe che erano lì per fregarti e non per interesse della Patria, questi invece pare che abbiano la ricetta magica quando è lampante che la ricetta magica non ce l’ha proprio nessuno.
Non mi faccio vanto di creare caos anche se quando si tratta di attività motoria mi pare inevitabile farne un po’ proprio per non prendere in giro nessuno. E’ vero che ci sono delle cose universalmente accettate anche in tema di attività motoria sulle quali praticamente nessuno ha dei dubbi, ma queste cose purtroppo vengono trascurate per tentare di far chiarezza su altre che non sono per nulla chiare. Il risultato finale è che chi si interessa di attività motoria senza avere una grande preparazione sul tema rischia di fraintendere tutto e perdere di vista proprio quelle che sono le informazioni più importanti che riguardano il movimento.
Ho già espresso più volte un mio concetto chiave che in un contesto di sedentarietà ancora dilagante e, in molti casi, patologica è opportuno non trascurare. Il concetto è che la gente si deve muovere, non importa in che modo, ma si deve muovere e tutte le strategie per indurre la gente al movimento sono utili perché questa è una cosa troppo importante per migliorare il livello di salute dei cittadini.
L’esplicazione di questo concetto viene fatta passare per pressapochismo ma si ignora che l’atteggiamento opposto è decisamente pericoloso per la perpetuazione di una sedentarietà che trova fortissime resistenze al cambiamento nei soggetti cronici.
Il sedentario cronico va in cerca di tutte le scuse possibili ed immaginabili per non accostarsi al movimento e fra queste la più abbordabile è quella che se ti muovi male, se sbagli, fai certamente dei danni e pertanto, nel dubbio, è meglio restare sedentari. Se non togliamo tutti i possibili alibi a questo atteggiamento perverso non potremo mai far breccia nella motivazione bloccata dei sedentari cronici.
Anche in tema di cammino, che è l’attività più semplice e salutare che ci sia, si sono diffuse delle leggende che fanno più male che bene alla diffusione del cammino come primo mezzo per riprendersi la salute. Così c’è gente che crede o fa finta di credere che il cammino per essere salutare deva essere condotto ad un certo ritmo oppure deva essere praticato in un quantitativo minimo sotto al quale non ha nemmeno senso iniziare.
Al contrario un semplicismo falso e tendenzioso ha diffuso il concetto secondo il quale per combattere la sedentarietà è sufficiente e necessario iscriversi in palestra. Iscriversi in palestra non è assolutamente necessario per combattere la sedentarietà e, purtroppo, non è nemmeno sufficiente nel senso che se ad iscriverti in palestra ci vai tutti i giorni a piedi può essere una bella cosa ma se ci vai in auto puoi fare tutte le iscrizioni che vuoi, anche tutti i giorni e a tutte le palestre che vuoi che non serve a nulla. Non è l’azione dell’iscriversi in palestra che ci salva dalla sedentarietà quanto l’adozione di un certo stile di vita, sia che frequentiamo la palestra sia che non la frequentiamo.
Se uno si iscrive in palestra e la prende come buona scusa per non fare mai nemmeno un passo a piedi e continuare a parcheggiare l’auto a dieci metri da dove deve andare allora non ha capito niente. Fra l’altro oltre che un fatto di quantità di movimento che se è solo quella fatta in palestra quasi di sicuro è troppo poca è anche un fatto di qualità. Il cammino all’aperto è praticamente insostituibile e non si può sostituire nemmeno con il migliore dei tapis roulant che si possono trovare in palestra. Per quello dico che se vai ad iscriverti in palestra e ci vai tutti i giorni a piedi può essere utile ma alla stessa stregua ti puoi pure iscrivere al cineforum se ci vai sempre a piedi perché non è quello che fai la ciò che conta ma quello che fai per andarci.
Il discorso della qualità del movimento va poi visto anche da un punto di vista sociale oltre che individuale. Mentre chi si rinchiude in palestra non offre nessun aiuto alla comunità dei sedentari chi si muove all’aperto offre un grande aiuto in tal senso.
Mi viene in mente uno dei peggiori momenti di televisione degli ultimi cinquant’anni quando uno spot di “Pubblicità progresso” (ma quella era piuttosto “Pubblicità regresso”…) metteva in scena un cittadino con una borsa della spesa stracolma che veniva ringraziato cordialmente da un altro cittadino che spiegava che con quel gesto il cittadino spendaccione faceva girare l’economia e pertanto aiutava la Patria. Si ignorava, con quello spot, che c’è un problema ecologico di proporzioni immani di iperproduzione di rifiuti e anche di iperproduzione in generale nel senso che come buttiamo via tonnellate di cose che non dovremmo buttare facciamo produrre altre tonnellate di cose (e poi le acquistiamo pure promuovendo quella iperproduzione) che non dovrebbero proprio essere prodotte.
La vera pubblicità progresso invece che quella del cittadino che ringrazia quello che spende e spande è quella del cittadino che ringrazia un altro cittadino che va a piedi perché quello oltre che fare del bene alla sua salute e dunque creare i presupposti per gravare di meno sul Servizio Sanitario Nazionale aiuta anche tutti gli altri cittadini a restare in salute nel senso che aiuta a decongestionare il traffico e crea i presupposti perché altri cittadini possano mettersi a camminare liberamente per la città. Inoltre crea anche i presupposti per una coscienza sociale che in questi modi può essere più facilmente orientata a fare richieste per una mobilità urbana moderna e non solo a preoccuparsi dell’efficiente manutenzione delle strade a grande scorrimento percorse dalle auto.
Anche chi usa il mezzo pubblico andrebbe ringraziato perché con quell’atteggiamento riesce ugualmente a collaborare per la riduzione dei mezzi in circolazione e pertanto, alla lunga, può anche favorire la destinazione di risorse pubbliche verso la creazione di parchi urbani piuttosto che verso la realizzazione di nuove strade a veloce scorrimento. Si tratta di guardare un po’ più in là della punta del naso e vedere se è il caso di accettare l’organizzazione di città che funzionano ancora secondo le logiche dell’industria automobilistica o se invece è meglio concentrarsi su altri capitoli di spesa che potranno creare nuovi posti di lavoro e aprire a nuove prospettive per un’organizzazione urbana più efficiente, più salutare, più moderna e soprattutto più a misura d’uomo. Per certi versi è chiarezza anche questa così come è chiarezza dire quante ripetizioni di pesi e con che carico sul bilanciere è opportuno fare per gonfiare un certo muscolo. Ma se il vero problema non è quello è inutile restare miopi su falsi problemi laddove qualsiasi tipo di attività fisica è davvero utile per combattere la sedentarietà. Poi può pure essere che ampliando la visuale si possa anche capire meglio nel dettaglio quali sono le attività fisiche davvero utili e quelle che invece servono soprattutto a gonfiare le tasche di chi le propone ma quello è già un altro discorso tutto sommato quasi secondario. Se riusciamo a capire le vere urgenze dell’attività motoria saremo anche più attrezzati per affrontare i discorsi nel dettaglio.