IL VERO CAMPIONE E’ ANCHE UNO SCANSAFATICHE

Di fesserie su questo sito ne ho  scritte molte, forse troppe, quella che vado a descrivere probabilmente è una delle più grandi e, ad argomentazione di  questa cito nientepopodimenochè due grandissimi  campioni dello sport del calibro di Steve Ovett e Sergey Bubka. Campioni un po’ datati che appartengono alla mia era più che a quella attuale, ma  insomma, a differenza del sottoscritto (che si limita a festeggiare fra un po’ il “tragico” 30° anniversario del suo record sociale sugli 800, tragico perché non è sostenibile che non si sia trovato un giovane di belle speranze, nel mio club, in grado di correre gli 800 in meno di 1’50” negli ultimi 30 anni…), ancora attuali perché facilmente ritrovabili in gran parte della letteratura atletica. Bubka addirittura potrebbe quasi essere considerato ancora primatista mondiale della specialità se non fosse che una regola della federazione di atletica considera valido come record all’aperto anche un record ottenuto al chiuso (quello di Lavillenie del febbraio 2015).

I due atleti, enormemente talentuosi, ma specialisti di discipline molto diverse, hanno in comune a mio parere una cosa: che sono stati entrambi anche dei discreti scansafatiche.

La sparata pare piuttosto grossa. Entrambi protagonisti di un gran numero di record’s, addirittura a ripetizione l’astista Bubka, addirittura su più distanze il mezzofondista Ovett ma per certi versi scansafatiche? Com’è possibile?

Semplice, provate a rispondere ad una classica domanda che viene posta con riferimento alla fatica degli atleti di alto livello e che richiede sempre da parte del tecnico che risponde buone doti di equilibrismo lessicale per non incappare in errori madornali. La domanda è: “Ma fa più fatica un grande campione o uno sportivo normalissimo?” La risposta invece che sentirla da un rinomato tecnico che dovrà comunque arrampicarsi sugli specchi per tentare di rispondervi in modo attendibile, cercatela guardandovi un po’ di gare (fra le migliori, non quelle marginali, proprio le gare migliori…) di Bubka e Ovett. Guardando questi due potrete avere una risposta sorprendente. Fa decisamente più fatica il comune mortale perché questi due hanno giocato con i grandi risultati. Uno ha giocato con i record’s perché praticamente vinceva sempre (Bubka) l’altro è stato costretto a fare dei record anche quando non ne aveva voglia perché la concorrenza dietro dava “fastidio” e a lui piaceva vincere facile senza dubbi e potendo salutare il pubblico (caratteristica, questa, che gli ha dato una certa notorietà.). L’ultimo record sull’asta, a 6 metri e 14 Bubka l’ha ottenuto quando ormai non era più il vero Bubka. Se avesse cercato il record vero probabilmente questo potrebbe durare altri 30 anni e non esisterebbe la diatriba “record al chiuso-record al coperto”. Il fatto è che il Bubka migliore saliva su a 6 metri e 30 anche quando attaccava il record a poco più di sei metri. Poi pigliava ed andava a casa. Perché bisognava tenersi sempre qualcosa per il giorno dopo. Steve Ovett scappava dai rivali, vinceva e faceva il record del mondo. Nel 1983 a Rieti, quando si è messo dietro ad una lepre, come fan tutti, per fare il suo ultimo record del mondo sui 1500, già non era più il personaggio che salutava il pubblico in retta finale come se stesse correndo il tratto finale di un bel “medio” in progressione. La sicurezza dei salti da record del mondo di Bubka, la scioltezza della corsa in alcune gare da record del mondo o sul filo di questo da parte di Ovett fanno dire che, almeno in certe circostanze, i grandi campioni fanno meno fatica dei comuni mortali.

Il fatto che questa osservazione ci venga suggerita dall’analisi delle gare di due campioni che hanno gareggiato tantissimo e vinto tantissimo non è casuale. E’ proprio il fatto di aver gareggiato tantissimo che ha imposto loro la scelta di “non far fatica” in molte delle gare che hanno vinto. Lo scansare le fatiche di un Viren, per esempio, (leggendario doppiatore di titolo Olimpico su 5.000 e 10.000 metri per due Olimpiadi consecutive) era molto diverso: questo si eclissava per stagioni intere, tornava magari anche senza clamore poco prima delle Olimpiadi e aveva cura di vincere unicamente la gara più importante. Per certi versi possiamo anche dire che pure lo splendido Viren è stato un grosso scansafatiche solo che non ce ne siamo accorti perché non lo abbiamo visto trotterellare oppure valicare l’asticella con mezzo metro di luce sulla misura utile. Bubka e Ovett li abbiamo proprio visti nell’atto di rendere ridicola la loro impresa mondiale.

Scansafatiche e pur atleta decisamente vincente il nostro Alberto Cova, visto che è stato citato Viren. Quante volte avete visto Cova andare a “tirare” una delle gare che vinceva oppure mettersi dietro ad una lepre per siglare un record? Non si capiva perché Cova, che non era dotato di grosse masse muscolari (tutt’altro…) e quanto a velocità assoluta non era certamente un fulmine, alla fine della gara riusciva a produrre accelerazioni che gli altri non riuscivano a sostenere. La risposta è molto semplice. Fino a quel momento gli altri avevano corso, lui aveva passeggiato. Era stato un vero scansafatiche. E faceva bene così perché non era certo il caso di andare a tirare la gara a ritmo di record del mondo per vedere se c’era qualcuno in grado di stargli dietro. Quelle curiosità lì è riuscito a domarle. Così Cova adesso non è famoso per grandi record’s, ma ha vinto praticamente tutto. Da bravo scansafatiche come Bubka, Ovett e Viren. Chi l’ha detto che i grandi campioni fanno più fatica degli altri? Mi viene in mente l’onorevole Andreotti (così almeno mi merito un pochino la critica di far politica qui sopra…) quando diceva che “… il potere logora chi non ce l’ha…” E così io dico: “La fatica vera la fa chi perde, il campione fa meno fatica, anzi è campione proprio per quello.”