Sono benefici di natura fisica ma anche e soprattutto di natura psichica. La nostra società è malaticcia ma soprattutto stressata, ingabbiata in ritmi poco fisiologici per potersi godere l’esistenza.
Chiariamo subito un punto per non far pensare che la riduzione dei consumi sia la panacea di tutti i mali e quella che in un batter d’occhio ti risolve tutti i problemi del pianeta: la riduzione dei consumi porta ad un’ inevitabile diminuzione della ricchezza globale del pianeta.
E allora, se questo è il risultato finale, perché perseguirla? Perché teorizzarla e proporla come un qualcosa di utile se non addirittura necessario?
Il perché è presto detto. Il problema economico dell’umanità, non da adesso ma già da un bel po’ di tempo, non è la ricchezza globale bensì la sua assurda ed iniqua distribuzione. La qualità della vita di un personaggio che ha un patrimonio di diversi miliardi di dollari non cambia sostanzialmente se questo patrimonio scende a poco più di un milione di dollari (diciamo che perde solo il 99,9%…). Al contrario la qualità della vita di un soggetto che tira avanti con un dollaro al giorno (fidatevi che ce ne sono, eccome ce ne sono, non occorre nemmeno girare tanto per vederli, basta accendere la televisione ed è una delle poche cose che la televisione vi racconta purtroppo senza barare…) se questa spesa giornaliera si decuplica ad addirittura dieci euro al giorno (pensate, dieci euro al giorno, che fortuna, che spreco…) cambia completamente, cambia in primo luogo la salute fisica che con un euro al giorno non si riesce a mantenere nemmeno se si è dotati di un fisico eccezionale e cambia tantissimo anche da un punto di vista psicologico perché con dieci dollari al giorno un cittadino di questo pianeta, anche se si sente terribilmente povero, ha comunque la speranza di potercela fare a sopravvivere.
La riduzione dei consumi provoca nel lungo periodo (non dall’oggi al domani) una diminuzione della ricchezza globale ma nel contempo anche una sua lenta redistribuzione. Praticamente i ricchi non riescono più ad incrementare i loro già consistenti patrimoni perché viene a mancare il carburante del loro sostentamento che è la continua alimentazione dei mercati, mentre gli indigenti cominciano a vedere la luce in fondo al tunnel perché se le politiche globali non sono più informate dal criterio dell’aumento di ricchezza ma da quello della sua redistribuzione allora i primi a trarne beneficio sono proprio gli ultimi, quelli che sono costretti a campare con le briciole, per non dire con i rifiuti, che questo sistema miope ha destinato per loro.
Cosa vuol dire riduzione dei consumi applicata allo sport e all’attività fisica in genere? Vuol dire innanzitutto ridurre il consumo di farmaci e di integratori alimentari presi per migliorare il rendimento sportivo. Il rendimento sportivo si migliora razionalizzando l’alimentazione (anche lì meno porcherie e più cibi sani e pertanto, alla fine una riduzione di un certo tipo di consumi) e con una preparazione sportiva calibrata. Non è necessario assumere integratori alimentari e tanto meno farmaci per incrementare il rendimento sportivo anche se è vero che un certo tipo di farmaci possono servire ad alterare questo rendimento (il cosiddetto doping che non si può nemmeno chiamare doping perché chi lo assume in modo sistematico ha le spalle coperte e ti può denunciare per calunnia…) e non è nemmeno necessario utilizzare macchinari infernali che riescano a perfezionare chissà quale schema motorio.
A tal proposito è giusto precisare come l’attività fisica a corpo libero sia sempre da preferire a quella svolta utilizzando macchine da palestra perché la prima può offrire una gamma di movimenti decisamente superiore a quella che possono offrire le varie macchine.
Anche lì si possono ridurre i consumi. Dove invece è difficile ridurli, ma non impossibile, è nell’assistenza tecnica. L’assistenza tecnica per chi svolge un certo tipo di attività fisica è imprescindibile, per razionalizzarla e renderla anch’essa un consumo riducibile bisogna adottare una nuova filosofia.
Partiamo dal concetto che un obiettivo di civiltà deve essere quello di far giungere al più grande numero di cittadini un certo tipo di assistenza per l’attività fisica. Se questo è l’obiettivo principale pare impossibile ridurre il “consumo” di assistenza. Più cittadini assistiti vuol dire una spesa totale superiore. Questo è vero nel momento in cui adottiamo per buona la filosofia di assistenza classica, modello baby sitter, modello insegnante di scuola che ti controlla in ogni fesseria e quasi ti soffoca perché è presente anche quando potrebbe fare a meno di esserlo.
Un concetto moderno di assistenza per l’attività fisica ed in linea con il concetto di dover risparmiare sui consumi è che il tecnico ti segue quel tanto che basta per darti le informazioni necessarie per andare avanti con le tue gambe, poi dovrai procedere da solo, diventando tecnico di te stesso. Tale concetto non è applicabile allo sport di alto livello dove il campione deve essere seguito sempre passo passo anche perché altrimenti con i carichi di allenamento che è abituato a fare rischia di farsi del male ed allora si che poi bisogna ricorrere ai farmaci per rimetterlo in sesto.
In uno sport normale, non riservato ai campioni, avere un’assistenza tecnica “leggera” è l’ideale perché poi ti consente di pensare a ciò che fai aiutandoti a sbagliare meno ed a scoprire a fondo la disciplina sportiva che pratichi. Molti sportivi saltano da una disciplina all’altra in un modo che in un primo tempo può anche essere utile per il concetto della poliedricità della pratica sportiva ma che poi diventa assurdo ed illogico nell’età matura, per il semplice motivo che non si appassionano autenticamente mai a nessuno sport perché non riescono a conoscerlo a fondo limitandosi ad eseguire le indicazioni dei vari tecnici. Se si vuole conoscere a fondo lo sport ad un certo punto, dopo una prima infarinatura, bisogna fare di testa propria perché il problema finale è “Quel preciso sport applicato a te stesso” e pertanto è un problema terribilmente specifico che solo tu puoi affrontare con precisione certosina se non un tecnico che ti segua 24 ore su 24 ma allora lì indubbiamente sconfiniamo nel professionismo che è riservato a gran pochi.
Purtroppo con la moda del Personal Trainer che ti sta alle costole costantemente anche se devi semplicemente buttare giù la pancia, anche quella diffusa con l’obiettivo di aumentare i consumi, di creare nuove esigenze artificiali, è passato un concetto di sportivo che si disinteressa della preparazione, tanto ci pensa il tecnico come se il tecnico fosse dentro le mie fibre muscolari per capire cosa succede. Il tecnico, senza interazione dell’atleta che deve essere ben attento a quello che fa, non va da nessuna parte e l’immagine del presunto atleta che pedala su una cyclette fin che si fa i cacchi suoi, consultando sul telefonino i vari impegni della giornata, è quanto meno fuorviante. Non può esistere alcun tecnico che ti formula la miglior preparazione mentre tu svolgi attività fisica senza pensare a ciò che fai. Pertanto il concetto di Personal Trainer pagato perché “alla mia attività fisica ci pensa lui…” è decisamente superato e fuori dai tempi per motivi di natura economica (troppo oneroso ed irrazionale) ma anche e soprattutto per motivi di carattere tecnico nel senso che non si può avere la presunzione di affrontare un’ attività fisica di qualità se non si pensa criticamente a ciò che si sta facendo.
La riduzione dei consumi non solo in questo ambito ma dappertutto implica una ripresa del pensiero critico, un’evoluzione culturale alla quale probabilmente non siamo ancora pronti perché troppo invischiati nel sistema della pubblicità che si fa carico di scegliere la nostra vita al posto del nostro cervello.
Dobbiamo ricominciare a far funzionare il cervello ed è questo il più grande beneficio in termini di salute e di psiche che può darci la riduzione dei consumi. Se vogliamo ridurre i consumi siamo costretti a far funzionare il cervello, questo, allenato, funzionerà sempre meglio e a quel punto una società migliore sarà possibile perché chi campa con un un dollaro al giorno avrà più attenzioni e verrà certamente aiutato e chi invece non sa più cosa fare per accantonare l’ultimo miliardo scoprirà improvvisamente che il suo vero problema esistenziale non è l’ultimo miliardo. In una società più equilibrata stanno meglio addirittura i più ricchi. Chiaramente, se si vuole cercarla, non si può continuare a consumare in modo indecente ad oltranza.