ANDATURE SPECIALI E GESTO CORSA

C’è l’abitudine piuttosto diffusa di indugiare abbastanza su una grande varietà di andature speciali, non solo con i ragazzini ma anche con gli atleti piuttosto evoluti, con l’obiettivo di ampliare l’alfabeto motorio dell’atleta per favorirlo anche in un miglior apprendimento della tecnica di corsa.

Ora se l’impiego di questo tempo nella preparazione dei ragazzini può essere giustificato dal fatto che i ragazzini è bene che imparino a muoversi in modi diversi, per quanto riguarda gli atleti di livello superiore e probabilmente anche gli adulti di livello non eccelso, l’adozione sistematica di questo gran numero di esercitazioni extra corsa non ha molto senso.

Il problema è che mentre da un punto di vista della preatletica questo tipo di esercizi sono senz’altro utili, da un punto di vista della messa a punto della tecnica di corsa probabilmente la loro utilità tende a zero perché per dirla con un termine rubato dal vocabolario inglese non c’è “transfert”. Per dirla in soldoni, in italiano, non vi sono possibilità di trasformazione di quel tipo di esercitazioni in un qualcosa di utile sulla tecnica di corsa.

Una cosa molto più razionale che si potrebbe mettere a punto per avere dei benefici sulla tecnica di corsa sarebbe quella di portare delle piccole variazioni sullo schema di corsa, sensibili ma non devastanti, sullo stile di quelle applicate nel M.A.E.

Purtroppo come non è per niente diffuso il M.A.E. che ha avuto la sfortuna di vedere la luce nel periodo di massimo fulgore della messa a punto dei protocolli farmacologici, non è altrettanto diffusa la sana abitudine di portare dei piccoli “rumori” alla tecnica di corsa per poterla affinare.

La specificità di alcune piccole variazioni sullo schema di corsa è facilmente intuibile così come non è difficile dimostrare l’assoluta aspecificità sul gesto corsa di alcune esercitazioni tipo la corsa a ginocchia alte, la corsa calciata dietro, il cosiddetto “tip tap”. la corsa balzata, le corse con il traino o la corsa in salita (con particolare riguardo a chi non partecipa a gare di corsa in montagna).

Al contrario, piccole variazioni dello schema di corsa che devono essere messe a punto con pazienza certosina esclusivamente su un certo atleta perché lui solo deve interiorizzare quell’informazione specifica che non potrà essere di nessun altro atleta che corre diversamente, hanno un elevato grado di specificità e possono portare informazioni decisive per la messa a punto di una tecnica di corsa più evoluta e più efficace per quel soggetto.

Ovviamente, proprio per questi motivi, tale tipo di esercitazioni possono essere a rischio di sovraccarico anche più importante delle normali esercitazioni extra corsa perché mentre quelle esplicano il loro carico solo nel momento dell’effettuazione ma poi non portano a modificazioni significative del gesto corsa le piccole variazioni della tecnica di corsa più sono specifiche e più vanno ad interferire concretamente sul gesto corsa più sono potenzialmente sovraccaricanti e pericolose perché implicano adattamenti importanti e talvolta piuttosto improvvisi della struttura, particolarmente difficili da metabolizzare tanto più sono strutturati i vecchi schemi di corsa.

Anche da un punto di vista metodologico è molto più facile somministrare le varie andature speciali che corrispondono a modelli abbastanza standardizzati di biomeccanica, mentre dal punto di vista della biomeccanica le piccole variazioni sullo schema originario di corsa dell’atleta sono di una complessità esagerata, non standardizzate, sempre nuove e legate alla particolare corsa del soggetto in esame.

Riassumendo la via più breve e forse anche meno pericolosa da un punto di vista degli infortuni, resta quella di adottare le classiche “andature speciali” così come si fa per i ragazzini che hanno bisogno di ampliare l’alfabeto motorio, la via più impervia è quella delle piccole variazioni sullo schema di corsa del preciso dell’atleta. E’ una via che necessita di uno studio attento della tecnica di corsa dell’atleta, è la via suggerita dal “M.A.E” che si proponeva di ampliare i presunti errori della tecnica di corsa per poterli valutare bene ed eventualmente correggere, se ritenuta cosa razionale.

La letteratura corrente non suggerisce soluzioni applicative di tale metodo che può essere studiato solo caso per caso direttamente sul campo con l’atleta e tale problematica è anche un po’ il limite alla divulgazione di questo metodo che ha il merito-demerito di portare in breve tempo ad autentici adattamenti dello schema di corsa.

Evidentemente con i ragazzini, anche per semplicità di linguaggio, la scelta delle esercitazioni speciali resterà la scelta più battuta mentre con gli adulti se si vuole impiegare al meglio il poco tempo impiegato per l’allenamento si presenta la necessità di valutare attentamente il M.A.E. con tutte le sue applicazioni.

Anche la sola idea di portare piccole variazioni alla tecnica di corsa con il solo scopo di far recuperare al meglio alcuni gruppi muscolari è già un’idea innovativa. ovviamente come tale può anche presentare sorprese e queste avranno bisogno indubbiamente di nuove soluzioni tecniche ponendo tecnico ed atleta in una continua revisione del processo di allenamento nell’impossibilità di poter programmare nulla in assenza di risposte certe.

Il metodo empirico, se la scelta è questa, è l’unico perseguibile e non c’è spazio per alcun protocollo standardizzato. Se la comodità della pianificazione della preparazione è uno degli obiettivi del tecnico è pressoché certo che questa strada non è per niente consigliabile ma se la passione per l’arte ed il sano pionierismo che deve animare tutte le questioni di sport è ancora accesa non v’è dubbio che la soluzione più complessa dell’applicazione individuale non standardizzata deve restare l’unica opzione possibile.