“ANCHE” IN PALESTRA E NON “SOLO” IN PALESTRA, “ANCHE” IN CASA E NON “SOLO” IN CASA…

Qualcuno dice che ce l’ho con le palestre e non ha capito niente. Se così fosse avrei già cambiato mestiere. La palestra è la “casa” dell’insegnante di educazione fisica.

A tal proposito, avendone girato molte, esprimo una mia idea sulla pulizia che è un argomento  da non sottovalutare quando si parla di ambienti chiusi. Purtroppo devo ammettere che tendenzialmente sono più pulite le palestre private e questo mi dispiace perchè io lavoro principalmente con quelle pubbliche. Ma sono convinto che ciò dipenda essenzialmente da una cosa: che nelle palestre private generalmente c’è un unico responsabile della pulizia dell’impianto e non può palleggiare la responsabilità su nessun altro. In quelle poche palestre pubbliche dove vi è un solo responsabile delle pulizie ho visto che le cose vanno meglio e, per fare la prova del nove, si potrebbe dire ai gestori di palestre private di provare a lasciare l’incarico a più responsabili. Sono convinto che a quel punto anche le palestre private avrebbero gli stessi inconvenienti di quelle pubbliche! Visto che non è sensato proporre le cose cretine, sarebbe proprio il caso di proporre che anche nelle palestre pubbliche il responsabile fosse uno solo. Ma questa è utopia, chi deve essere quel martire? Allora, come spesso accade, è una mera questione economica: se quel martire non è sottopagato non è certamente un martire e sarà ben orgoglioso di presentare una palestra sempre in buone condizioni di pulizia dopo il suo intervento.

La palestra, dunque, pubblica o privata che sia, è il primo luogo dove si può svolgere comodamente un piano di preparazione fisica, soprattutto quelle esercitazioni che hanno a che fare con la preatletica e la ginnastica in generale, per non  parlare degli sport da palestra che di quel luogo proprio hanno bisogno per necessità regolamentari.

Io dico sempre che quando uno non ha i soldi per potersi permettere il lusso di frequentare una palestra (anche se sottolineo che molte sono a buon mercato e, per fini istituzionali, quelle pubbliche dovrebbero “sempre” essere disponibili a prezzi popolari) può provare ad arrangiarsi anche in casa. Dunque si può fare attività in palestra e si può fare anche in casa. Ma non sono certamente gli unici due luoghi dove si fa attività motoria perché ce ne sono almeno altri tre.

Uno, ovviamente, è il campo sportivo o il club dove si possono svolgere attività all’aperto, anche lì può essere pubblico o privato e uno si arrangia come meglio può. A volte le struttura pubblica è anche meglio di quella privata,  ma molto spesso sono proprio problemi organizzativi a dettare una scelta anziché un’altra. Anche se la struttura pubblica è più economica mi può risultare più conveniente frequentare quella privata se quella pubblica è in tanta malora e per raggiungerla impiego un’infinità di tempo.

Altra struttura “fittizia” è il parco pubblico o addirittura la strada dove il podista va a correre e dove trova pure lo spazio per fare un po’ di ginnastica senza scandalizzare nessuno. Fino a  qualche decennio fa ti davano del fanatico solo se provavi a correre per strada, adesso ci manca solo che ti fermi a fare ginnastica di allungamento in mezzo alla strada che non ci fa più caso nessuno.

Ma quello che la gente non capisce è che il luogo principale dell’attività fisica quotidiana sono proprio tutti i luoghi di spostamento di una persona.

Puoi fare ginnastica in palestra, puoi farla a casa, puoi farla al campo sportivo o ai giardini pubblici ma ti resta comunque una serie di luoghi e sono i tuoi luoghi di spostamento dove ti muovi e dove la qualità dei tuoi spostamenti è determinante per andare a comporre il bilancio della tua attività fisica. Se uno fa solo un paio di sedute di ginnastica in palestra o a casa ma per il resto delle 168 ore settimanali è assolutamente inchiodato ad una scrivania e poi davanti ad una tv fa parte comunque di quella categoria di persone che si muovono troppo poco, anche se, per la buona volontà di frequentare la palestra, almeno da un punto di vista psicologico, non può essere definito un sedentario. Ma da un punto di vista fisico un mezzo sedentario lo è. E’ molto meno sedentario quel soggetto che non fa ginnastica né in palestra nè in casa, non pratica nessuno sport, non ha tempo per andare a farsi la corsetta, dai giardini non ci passa proprio mai ma, per centomila motivi diversi, magari pur essendo disoccupato, è costretto a muoversi a piedi e/o in bicicletta praticamente tutto il giorno. Quello non è assolutamente un sedentario, tutt’altro. Certo si meriterebbe di poter avere un po’ di tempo a disposizione per fare anche un’attività mirata. Qualche problemino ce l’avrà certamente anche lui e poterlo controllare in palestra con un’ attività specifica gli farebbe decisamente comodo. La palestra fa comodo a tutti ma, da sola, non salva nessuno.

La fregatura di chi si muove tanto ma non frequenta una palestra e/o un centro sportivo è l’impossibilità di potersi avvalere dell’assistenza di un  insegnante di educazione fisica, quando, nonostante il soggetto sia fisicamente attivo e non sedentario, si manifesta qualche inconveniente dovuto ad un’attività che è troppo ripetitiva o comunque non perfettamente calibrata per le necessità di quel soggetto.

Noi italiani facciamo i miracoli e così ci sono anche soggetti che, pur avendo a disposizione un insegnante perché frequentano qualche struttura dove l’insegnante è presente, non riescono a utilizzarlo nel miglior modo perché molti, al giorno d’oggi, all’insegnante di educazione fisica chiedono cosa bisogna fare per avere la tartaruga sugli addominali e cosa bisogna mangiare per dimagrire. A queste domande il buon insegnante deve avere il coraggio di ribellarsi per il bene della professione e pure della salute di chi pone queste domande.

E’ da circa 40 anni che mi occupo di attività motoria e la mia prima preoccupazione è quella di rispettare l’allievo perché il buon allievo è proprio quello che ti fa imparare cose nuove anche se è da 40 anni che studi l’attività motoria e magari lui è solo da pochi mesi che svolge una certa attività fisica però, con garbo, quando mi chiedono di tartaruga ed alimentazione rispondo che: “Per quanto riguarda la tartaruga ci sono tantissimi negozi di animali in giro, te ne compri una e penso che, se non le da fastidio, puoi pure appoggiartela sugli addominali così si vede la tartaruga sugli addominali, per quanto riguarda l’alimentazione c’è un  esercito di dietologi e nutrizionisti pronto a dare consigli sull’alimentazione, perché, come insegnante di educazione fisica, dovrei usurpare questa professionalità?”

Dobbiamo riconquistare il ruolo di consiglieri nella scelta di tutta l’attività motoria, tutta, proprio tutta, non solo quella che serve per dimagrire o per fini estetici. Se riusciamo a svolgere questo ruolo allora possiamo essere utili per la salute della popolazione altrimenti possiamo benissimo venire sostituiti dalle riviste patinate: quelle danno consigli per i glutei, per gli addominali e pure per la dieta. Ma la cultura dell’attività motoria non può certamente evolversi grazie alle riviste patinate, non è loro compito e probabilmente, se ci provassero, venderebbero molto meno di quanto vendono illudendo la gente con falsi miti.