PAROLE E NUMERI – 2

Tempo fa scrissi un articolo che… iniziava proprio così. S’intitolava “Parole e numeri” e riprendeva dei concetti di un articolo scritto un paio di anni prima che s’intitolava “I mitocondri oppure un buon libro”. Sono passati 7 anni da “Parole e numeri” e 9 anni da “I mitocondri oppure un buon libro” e devo ammettere che da lì non mi sono mosso molto, anzi mi trovo nella necessità di fare ulteriore chiarezza su quei due articoli.

Sintetizzando molto, nel primo articolo arrivavo ad ipotizzare che le informazioni prese da un buon libro, non necessariamente di sport, potevano essere anche più pesanti nel processo di formazione dell’atleta dell’aumento del numero di mitocondri nel suo sangue. Nel secondo articolo andavo a distinguere fra parametri quantitativi della preparazione, misurati con numeri, e parametri qualitativi, misurati con parole più che con numeri per l’impossibilità di essere precisi su questi aspetti con i numeri.

I due articoli in realtà si assomigliavano perché insistevano molto sulla necessità di far chiarezza sugli aspetti qualitativi della preparazione.

Ebbene se l’immagine che mette in contrapposizione il numero dei mitocondri alle informazioni ottenibili da un buon libro è forse un po’ troppo fantasiosa per centrare l’argomento, quella che contrappone numeri a parole probabilmente è un po’ più facilmente intuibile.

I numeri, per precisi che siano, non riescono a fornirci informazioni esaurienti su aspetti della preparazione troppo importanti per essere trascurati Così, se con i numeri possiamo analizzare degli aspetti quantitativi quale per esempio il numero dei mitocondri, con la parole possiamo tentare di far luce su aspetti qualitativi della preparazione quali per esempio la situazione emozionale.

La necessità di usare sempre di più le parole per “decodificare” più che per codificare le situazioni dell’allenamento sportivo nasce dal fatto che abbiamo l’onere di considerare sempre situazioni altamente specifiche ed individuali che vengono inquadrate da descrizioni soggettive e pertanto fuori da ogni campo numerico e da ogni standardizzazione di alcun tipo.

Tutto ciò stride con la moda, non più tramontata, di elaborare piani di preparazione sportiva tipo tabelle e schede che hanno la presunzione di ridurre a fatti numerici importanti aspetti della preparazione.

E’ vero che in certe discipline sportive il numero gioca un ruolo importante. Nell’atletica leggera, per esempio, la prestazione si misura proprio con un numero, un tempo o una misura a seconda dei casi, ma sempre espressi da un numero. Se per vincere una certa gara bisogna fare i conti con l’avversario in carne ed ossa, lì presente come un rivale di una squadra di pallavolo o di calcio o come un pugile trattando di uno sport individuale, per fare un record è sufficiente ottenere una prestazione misurata da un numero anche se si è soli, ma dietro alla ricerca di questo numero scorrono fiumi di parole per mettere a punto al meglio la capacità prestativa.

Dunque il numero è certamente presente nella storia dello sportivo a codificare dei livelli prestativi e degli aspetti della preparazione ma se vogliamo che questa preparazione sia analizzata e calibrata nei suoi aspetti qualitativi dobbiamo necessariamente indugiare sulle parole e sceglierle anche nel modo migliore per non andare fuori strada.

Di fronte a questa necessità crolla un po’ la possibilità di computerizzare la preparazione perché questa è possibile solo in raccolta dati e rielaborazione di aspetti quantitativi della preparazione mentre quelli di carattere qualitativo non si prestano a classificazioni numeriche.

C’è una domanda magica che dobbiamo porre sempre all’atleta prima ancora di aprire il computer ed è “Come stai?” perché sulla base della risposta, a parole e non con numeri, si aprono le molteplici possibilità di formulazione della seduta di allenamento. Questa forse può anche essere riassunta in uno schemino numerico ma se non è accompagnata da un certo numero di parole potrebbe rischiare di servire solo… ad aumentare il numero di mitocondri. A quel punto, come dicevo in modo un po’ complicato nel primo articolo, potrebbe essere anche più importante la lettura di un buon libro rispetto al fatto nudo e crudo dell’aumento del numero di mitocondri nel sangue. A buon intenditor… poche parole, anzi il numero giusto di parole e soprattutto quelle più azzeccate.